Jacopo Brischetto dice...
Jacopo Brischetto dice...

Jacopo Brischetto e Varenne, il“ Leonardo da Vinci” dei cavalli

A cura di Alma Brunetto

 

E’ stato il più grande trottatore di tutti i tempi, un’icona nel mondo dell’ippica.

Deve il suo nome all’allevatore ferrarese, che prese spunto dalla strada parigina dove ha sede l’ambasciata italiana.

“Il Capitano” compie 20 anni. Trascorre le sue giornate da pensionato, ha smesso di essere in attività il 28 settembre 2002, nell’allevamento Il Grifone di Vigone (To) di proprietà dei Brischetto papà Roberto e il figlio Jacopo.

Una passione per i cavalli che ha radici lontane e Jacopo oltre ad essere cresciuto a pane e cavalli, è un giornalista ippico e quando il tempo glielo permette gareggia nelle corse di trotto da gentlemen.

E proprio con lui ci facciamo una bella chiacchierata, per sapere qualcosa in più sul Figlio del vento e sulla mezza maratona che ha preso il suo nome.

 

“Jacopo, raccontami cosa rappresenta per te Varenne, visto che hai la grande fortuna di vederlo quotidianamente”

“Devo dire che con Varenne ho un rapporto particolare. Ti emoziona e lo apprezzi per la sua intelligenza, forse è questo che fa la differenza con gli altri cavalli. Per me è un amico. Tieni conto che io ho 31 anni e ha fatto parte della mia crescita e della mia adolescenza, dall’età di 14 anni. L’ho seguito addirittura in Finlandia quando avevo 18 anni per vederlo correre”

 

“Qual è stato il momento più emozionante che ti ha offerto?”

“Sono veramente tante le emozioni, ma sicuramente quella più intensa è stata nel 2001, quando ha vinto l’Amerique, che come sai non è una delle tante corse, ma la corsa. Ho avuto l’apice delle emozioni, la prima volta di un cavallo italiano. E poi quello che ti riempie il cuore, è quando ad esempio lo vedi sfilare all’ippodromo di Agnano, in mezzo a due ali di folla incredibili, sono sensazioni uniche. Ancora una volta ha dimostrato la sua grande intelligenza e anche lì mi sono commosso, quando nel 2012 l’abbiamo portato alla Rai di Milano in corso Sempione. Dovevamo registrare un programma di due ore dal titolo “Dedicato a…” dove è stata ripercorsa la sua storia. Ebbene, nonostante un tragitto tortuoso da percorrere, siamo riusciti al termine della trasmissione a farlo entrare in studio e si è comportato come un vero gentiluomo. Lo definirei il Leonardo da Vinci dei cavalli, unico nella storia per la sua grande forza.”

 

“In nome del mito di Varenne è nata nel 2010 una manifestazione di corsa che porta il suo nome, come è avvenuto questo?”

“Sono stato avvicinato da alcuni componenti della società, che tra l’altro già conoscevo, che mi hanno proposto di legare il nome di Varenne alla corsa podistica. Ho accettato con entusiasmo la bella iniziativa, anche perché si sono dimostrate persone affidabili e cortesi da subito e legare Varenne al territorio è stata una scelta vincente. Il primo anno sono andato al via della gara, un mondo per me sconosciuto,

visto che ogni tanto indosso le scarpette per una corsetta al Valentino. Sono rimasto sinceramente strabiliato e ho provato un grande orgoglio.”

“Dopo la maratonina, nel 2013, si è affiancata la WalkinVarenne, cosa ne pensi? E soprattutto ti sentiresti di dare un suggerimento agli organizzatori?”

“La decisione di proporre una camminata è stata quanto mai azzeccata. La corsa ha un aspetto molto agonistico, mentre la camminata valorizza e permette di gustare la splendida campagna vigonese, con tutti i suoi cavalli. Da uomo di marketing, come amo definirmi, darei un piccolo consiglio per dare maggiore visibilità all’evento. La conferenza stampa andrebbe organizzata anche a Torino, ma ho saputo che quest’anno avverrà. Lo dico perché attraverso Varenne, si può ambire a palcoscenici importanti. L’unico mio cruccio è che in ogni edizione, sia io che mio padre, non possiamo presenziare alla gara perché in concomitanza con le corse di Agnano.”

 

“La competizione dedicata al Capitano, è un motivo di orgoglio per te?”

“Sicuramente sì, ma lo è ancora di più quando vado a correre al parco del Valentino e incrocio qualcuno con la t-shirt della mezza di Varenne, dove spicca il logo di Varenne Forever e mi suggerisce un paragone. Lo stesso senso di orgoglio di Andrea Agnelli nel vedere qualcuno che indossa la maglia della Juventus!” 

                                                       


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