Anche gli atleti invecchiano, ma possono farlo bene
Perché parlare di invecchiamento sul sito di una società podistica?
Innanzitutto per due motivi.
Il primo perché – giusto ricordarlo, anche se banale - anche gli atleti invecchiano: i “diversamente giovani” che praticano sport, ed in particolare la corsa, sono sempre più numerosi in Italia, e noi facciamo parte di questo enorme gruppo di persone attive.
In secondo luogo perché il nostro deterioramento fisico, con un leggero declino fisiologico, ha inizio molto presto, addirittura attorno ai 30/35 anni (guarda caso le categorie Master alle quali apparteniamo partono proprio dai 35 anni).
E poi aggiungiamo un terzo motivo che riguarda la nostra società: sapete quanto siamo vecchi noi del Vigonechecorre? Il settore femminile ha un’età media di 46 primavere, mentre i maschietti arrivano a 49.
Siamo insomma vicini a quello che i più definiscono “giro di boa”, quei 50 anni in cui avvengono un sacco di cose e, purtroppo, se ne perdono ancora di più.
Per questo il libro di Gian Nicola Bosciotti - preparatore atletico, esperto in scienza dell’allenamento e fisiologo, nonché coordinatore del dipartimento performance del Paris Saint- Germain - è particolarmente indicato ed d’interessante. In modo preciso, scientifico ma anche accessibile, il professore tratta il fenomeno dell’invecchiamento come una favola biologica, esaminandolo dal punto di vista fisiologico, patologico, biomeccanico (parlando anche di riabilitazione) e suggerendo quelle che possono essere definite strategie anti-aging.
In un recente corso dedicato ai tecnici Fidal, Bisciotti ha ricordato come «Con l’invecchiamento perdiamo progressivamente massa magra e, contemporaneamente, andiamo verso una generale atrofia muscolare che comporta conseguentemente uno scadimento di capacità di forza. Le teorie sul perché ciò accade sono molte, ma è chiaro che tutto ciò è legato soprattutto all progressiva perdita di fibre muscolari. Le capacità di produzione di forza muscolare nell’uomo sarebbero massime attorno ai 35 anni, si manterrebbero stabili fino ai 40, per poi calare sempre di più, diventando evidente dopo i 50 anni: da qual momento, più o meno, si registrerebbe una perdita pari a circa il 14% della massa muscolare per decade di vita».
Insomma, si tratta di un processo “spietato” e irreversibile: cosa fare, quindi, per cercare di combattere questo declino? Ci sono delle modalità per cercare di invecchiare bene?
Le strategie suggerite nel libro sono parecchie e noi, proprio in occasione della lezione dedicata all’allenamento Over50, abbiamo domandato quali possano essere le più indicate per coloro che amano correre: «Mantenere un buon tono muscolare, anche in palestra, è un ottima cosa. A carico naturale sono molto indicati i lavori in salita, allenanti e completi, siano essi allunghi, sprint, progressioni o cronoscalate. Il problema è la discesa, decisamente sconsigliata: articolazioni e sistema scheletrico ne risentono. Se ne avete la possibilità fatevi venire a prendere da qualcuno una volta finita la salita» ha detto Bisciotti, suggerendo anche di alternare la corsa con altre discipline, come il nuoto e il ciclismo.
A tal proposito, nel suo testo sono particolarmente interessanti i capitoli dedicati al controllo cerebrale dell’esercizio, alla capacità di resistenza organica nel soggetto anziano e quello dedicato ai vari test funzionali.
Il libro: “L’invecchiamento – Biologia, fisiologia e strategie anti-aging” di Gian Nicola Bisciotti. Edizioni Calzetti Mariucci
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