Alla luce di quanto mostrato da Sebastian Sawe il 26 aprile alla Maratona di Londra, vale la pena riprendere in mano un libro pubblicato dieci anni fa e firmato Ed Caesar.
Sawe, kenyano allenato dall'italiano Claudio Berardelli, ha tagliato il traguardo di Buckingham Palace in 1h59'30", primo uomo nella storia a correre i 42 km e 195 m sotto il tempo di 2 ore in gara ufficiale.
Nel libro vengono presi in considerazione tutti gli elementi che servono (o sarebbero serviti) per correre la maratona sotto quel muro, ipotizzando anche in quale anno i progressi legati alle tecniche d'allenamento e ai materiali avrebbe portato i migliori atleti al mondo a riuscirci. Si parlava del 2035, ma le cose sono andate diversamente.
Per comprendere meglio l’impresa di Sawe è però utile voltarsi indietro, e capire quali e quanti passi in avanti abbia fatto la maratona in questi anni: metodologie di allenamento, alimentazione e integrazione, materiali, tutto si è evoluto ad una velocità incredibile.
Rileggendo le imprese degli atleti e le intuizioni degli allenatori del passato, viene da dire che nulla è stato inutile, che i sacrifici (ed i tentativi, in gara e in allenamento, fatti e sovente falliti) sono sicuramente serviti anche a quell’atleta keniano per arrivare a siglare un simile risultato.
C’è poi l’interessante dibattito scientifico sui motivi della superiorità degli atleti degli altipiani africani (scheletro, tendini, cuore e polmoni, la vita in quota, ecc…), paragonato a quello che, invece, gli “occidentali” hanno saputo proporre in termini di tecniche e metodologie di preparazione.
Le imprese raccontate da Caesar riguardanti Geoffrey Mutai, che nelle sue gare diceva di sentirsi attraversato da uno “Spirito” che lo mandava in trance agonistica facendolo volare, quella di Samuel Wanjiru, grande talento anch’egli “made in Kenya” scomparso a soli 25 anni travolto da un’improvvisa ricchezza e notorietà, e di molti altri ancora, servono a comprendere come l’uomo/atleta abbia saputo trasformarsi in un incredibile macchina da corsa capace di correre per due ore ad un ritmo inimmaginabile di 2’49” al chilometro. Sawe lo ha fatto per primo, ed ha già dichiarato che si può fare meglio: l’ora e 58’ è alla sua portata.